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titolo Placuit Deo - La lettera ai Vescovi su alcuni aspetti della Vita Cristiana

Placuit Deo e Gaudete et Exultate

Segnaliamo ai nostri lettori la lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede, "Placuit Deo" e l'esortazione apostolica del Santo Padre Francesco "Gaudete et exultate". I due documenti sono strettamente collegati e riguardano la chiamata universale alla Santità e i pericoli di vecchi e nuovi pensieri eretici che sviano dalla Verità.

CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

Lettera Placuit Deo
ai Vescovi della Chiesa cattolica
su alcuni aspetti della salvezza cristiana

e

l'ESORTAZIONE APOSTOLICA DEL SANTO PADRE FRANCESCO 

GAUDETE ET EXULTATE, sulla chiamata alla Santità nel mondo conteporaneo

 

I. Introduzione (della lettera Placuit Deo)

1. «Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e far conoscere il mistero della sua volontà (cf. Ef 1,9), mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, nello Spirito hanno accesso al Padre e sono resi partecipi della divina natura (cf. Ef 2,18; 2 Pt 1,4). [...] La profonda verità [...] su Dio e sulla salvezza degli uomini, per mezzo di questa rivelazione risplende a noi nel Cristo, il quale è insieme il mediatore e la pienezza di tutta la rivelazione».[1] L’insegnamento sulla salvezza in Cristo esige di essere sempre nuovamente approfondito. Tenendo fisso lo sguardo sul Signore Gesù, la Chiesa si volge con amore materno a tutti gli uomini, per annunciare loro l’intero disegno d’Alleanza del Padre che, mediante lo Spirito Santo, vuole «ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose» (Ef 1,10). La presente Lettera intende mettere in evidenza, nel solco della grande tradizione della fede e con particolare riferimento all’insegnamento di Papa Francesco, alcuni aspetti della salvezza cristiana che possono essere oggi difficili da comprendere a causa delle recenti trasformazioni culturali.

II. L’incidenza delle odierne trasformazioni culturali sul significato della salvezza cristiana

2. Il mondo contemporaneo avverte non senza difficoltà la confessione di fede cristiana, che proclama Gesù unico Salvatore di tutto l’uomo e dell’umanità intera (cf. At 4,12; Rom 3,23-24; 1 Tm 2,4-5; Tit 2,11-15).[2] Da una parte, l’individualismo centrato sul soggetto autonomo tende a vedere l’uomo come essere la cui realizzazione dipende dalle sole sue forze.[3] In questa visione, la figura di Cristo corrisponde più ad un modello che ispira azioni generose, con le sue parole e i suoi gesti, che non a Colui che trasforma la condizione umana, incorporandoci in una nuova esistenza riconciliata con il Padre e tra noi mediante lo Spirito (cf. 2 Cor 5,19; Ef 2,18). D’altra parte, si diffonde la visione di una salvezza meramente interiore, la quale suscita magari una forte convinzione personale, oppure un intenso sentimento, di essere uniti a Dio, ma senza assumere, guarire e rinnovare le nostre relazioni con gli altri e con il mondo creato. Con questa prospettiva diviene difficile cogliere il senso dell’Incarnazione del Verbo, per cui Egli si è fatto membro della famiglia umana, assumendo la nostra carne e la nostra storia, per noi uomini e per la nostra salvezza....

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