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titolo 2017-06-06 - Alla globalizzazione economica la Chiesa preferisce il principio del bene comune

In questi giorni penso che in tanti ci stiamo sempre più chiedendo il perché di quanto sta succedendo in Italia e in Europa riguardo al terrorismo[1] di matrice islamica, ed anche riguardo al sempre più oggettivo e diffuso senso di insicurezza che viviamo a causa della micro-criminalità, che opera con sempre maggior spavalderia,  alla luce del sole (spaccio, abusivismo, furti, etc) senza che nessuno  intervenga o nella completa impunità.

Guardando al preoccupante e complesso  fenomeno della radicalizzazione islamica persino in ragazzi nati e cresciuti in Europa, quello che sgomenta maggiormente non sono gli islamici e le loro derive estremiste, ma la nostra totale impreparazione a confrontarci con questa realtà, non solo da un punto di vista delle istituzioni e della sicurezza (civile e militare), ma soprattutto da un punto di vista culturale.

Quello che sgomenta è aver permesso, da parte dei nostri governi occidentali, delle forze politiche e delle istituzioni europee, che tante porzioni di territorio e di città diventassero una sorta di Stato nello Stato, in cui vigono leggi che non solo sono in contrasto con le nostre ma che anzi sono considerate reati dai nostri ordinamenti.

Questo breve articolo di Giorgio Ferrari pubblicato oggi su AVVENIRE (Così a Londra tramonta il multiculturalismo) è condivisibile perché non esprime opinioni ma fatti, e i fatti vanno interpretati alla luce di altri fatti e non di ideologie o di fantasiose e arbitrarie interpretazioni.  Per chi è credente la storia si legge prima di tutto alla luce del Vangelo, che è espressione della Verità non solo ontologia ma anche storica dell’uomo, della sua origine e del suo destino, della sua perversione e della sua possibilità di redenzione.

Se la cultura laicista e fondamentalmente atea, idealizzando l’uomo come sganciato dalla realtà soprannaturale, ha propugnato il concetto di dialogo e di multiculturalismo come massima aspirazione cui tendere per una pacifica e democratica convivenza di tutti i Popoli, culture, fedi e Nazioni, il Vangelo, la fede cristiana e la dottrina della Chiesa ci insegnano cosa siano la pace e la solidarietà in modo decisamente più sapiente ed efficace, perché basate sulla Verità dell’uomo così come ce l’ha rivelata Dio stesso attraverso l’incarnazione di Suo Figlio, seconda persona della Santissima Trinità.

Ciò che il mondo chiama e valorizza come “globalizzazione” (economica essenzialmente), la Dottrina Sociale della Chiesa  indica con il termine ben più concreto e profondo di “Bene Comune[2], basato su un “umanesimo integrale e solidale[3] , al “servizio della piena verità dell’uomo[4] e nel “segno della solidarietà, del rispetto e dell’amore[5].

La Chiesa continua a interpellare tutti i popoli e tutte le Nazioni, perché solo nel nome di Cristo è data all’uomo la salvezza. La salvezza, che il Signora Gesù ci ha conquistato “a caro prezzo” (1 Cor, 6,20; cfr 1 Pt 1,18-19), si realizza nella vita nuova che attende i giusti dopo la morte, ma investe anche questo mondo nelle realtà dell’economia e del lavoro, della tecnica e della comunicazione, della società e della politica, della comunità internazionale e dei rapporti tra le culture e i popoli…”[6].

“La Chiesa, segno nella storia dell’amore di Dio per gli uomini e della vocazione dell’intero genere umano all’unità nella figliolanza dell’unico Padre, anche con questo documento della sua dottrina sociale intende proporre a tutti gli uomini un umanesimo all’altezza del disegno d’amore di Dio sulla storia, un umanesimo integrale e solidale, capace di animare un nuovo ordine sociale, economico e politico, fondato sulla dignità e sulla libertà di ogni persona umana, da attuare nella pace, nella giustizia e nella solidarietà. Tale umanesimo può essere realizzato se i singoli uomini e donne e le loro comunità sapranno coltivare le virtù umorali e sociali in se stessi e diffonderle nella società, cosicchè vi siano davvero uomini nuovi e artefici di una nuova umanità, con il necessario aiuto della grazia di Dio”.[7]

Ciò che nel mondo è utopia, nel Vangelo si chiama Speranza[8]: sembra che si assomiglino, ma sono radicalmente diversi e opposti. La prima è destinata a fallire perché fondata sulla negazione, la mistificazione o la rimozione della realtà; la seconda, la Speranza cristiana, invece è già in atto, è storia in divenire perché nasce dalla Resurrezione di Cristo e si incarna nelle vicende di ogni epoca, popolo, Nazione, singola persona.

Certamente gli islamici, se autenticamente tali, hanno una mentalità, usi, costumi, valori, credo religioso molto diversi dai nostri e palesemente inconciliabili con i nostri concetti di libertà, democrazia, religione, rispetto dei diritti umani e civili, parità fra uomo e donna.  Come e perché dovrebbero volersi integrare con noi? E a cosa serve la mediazione culturale se non comprendiamo che persino il significato delle parole, per esempio il tanto declamato “DIALOGO” hanno un significato completamente diverso nelle due culture? Ci sono autorevolissimi autori ed esperti di islamismo che hanno argomentato molto bene, storicamente e culturalmente, le peculiarità del mondo arabo e del mondo occidentale,  e ciascuno potrà attingere dove e come meglio ritiene le fonti più accreditate.

 In Medio Oriente, dove cristiani e musulmani convivono o hanno convissuto più o meno pacificamente per molti anni (p.e. la Giordania o il Libano o anche in Terra Santa) le regola sono: identità e senso di appartenenza molto forte sia da parte cristiana sia da parte musulmana; netta divisione di zone e di quartieri dove ciascuno può vivere secondo i propri costumi e cultura; difesa della propria etnia e religione evitando o impedendo matrimoni misti; reciproca tolleranza di usi e costumi purchè ciascuno non interferisca nell’ambito socio-politico e religioso dell’altro. Insomma, si convive ma restando essenzialmente “separati”, pur condividendo la quotidianità, lo stesso cielo, la stessa terra.  Noi occidentali, invece, vorremmo “integrare” culture diverse, avendo drammaticamente misconosciuto la nostra identità fondata sulle radici giudaico-cristiane della nostra civiltà.



[1] NdR: Il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa dedica diversi numeri alla Condanna del terrorismo (n. 513-515, pgg.582-586 ed. E-book Breviario Digitale).

[2] Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa E-book (ed. Breviario Digitale)  – pag. 195

[3] Ib. pag. 24

[4] Ib. pag. 35

[5] Ib. Pag. 40

[6] Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa e-book (ed. Breviario Digitale, pag. 24)

[7] Ib. Pag. 40-41

[8] E’ appena stato pubblicato un libro di S.E. Card. Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede,  dal titolo Indagine sulla speranza” Ed. Cantagalli

 

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